Brexit: Ecco cosa accade
Il 24 giugno 2016, nel suo primo discorso pubblico a seguito della vittoria nel referendum di cui è stato uno dei principali supporter politici, Boris Johnson, attuale ministro degli esteri britannico, diceva:
This decision is about the people, the right of people in this country to settle their own destiny [...] They have decided it is time to vote to take back control from a EU that has become too opaque and not accountable enough to the people it is meant to serve.[..] there is simply no need in the 21st century to be part of a federal government in Brussels
Il timbro politico apposto sulla vittoria è chiaro: il popolo ha deciso, il popolo ha preso il controllo, il regno unito si distacca dall'Unione Europea iniziando un articolato percorso di uscita dalle istituzioni comunitarie.
Tralasciando l'ambito politico, la natura propagandistica e semplicistica su cui si è basata la campagna elettorale e non ultimo, la composizione per età, reddito e titolo di studio dei votanti che hanno determinato il risultato, rimane in campo la conseguenza sull'economia britannica del voto.
Come primo elemento, guardiamo alla crescita del PIL.
Il grafico mostra l'andamento anno su anno del pil della zona euro rispetto allo UK nel secondo trimestre degli ultimi 5 anni. E' chiaro come il trend sia di progressiva riduzione e successivo sorpasso dell'economia dell'area euro su quella britannica. Il referendum si è svolto nel momento esatto in cui il sorpasso è avvenuto. Nonostante ciò le stime flash sul primo trimestre post-Brexit, il 3° del 2016, lasciavano intravedere altri scenari.
Questo ci porta al secondo elemento di analisi: il tasso di cambio.
Il dopo voto ha visto crollare il tasso di cambio tra euro e sterlina, da quel momento non si è mai sostanzialmente mosso. Questo è senz'altro dovuto alla politica della BoE successiva al voto. L'allentamento monetario ha senz'altro avuto un effetto di breve termine, ma sia gli stipendi che gli investimenti pare che abbiano sofferto.
Gli stipendi reali, quelli del popolo che prende in mano il proprio futuro e decide sono invece caduti in basso.
Il tasso di crescita degli stipendi nominali non ha tenuto il passo del tasso di inflazione che ha ripreso a salire decisamente subito dopo il voto.
In ultima istanza, quello che sembra il "last nail in the coffin" sulle prospettive economiche dell'economia britannica post-Brexit: l'andamento degli indici di borsa. Sappiamo dalla teoria che il prezzo di un'azione è funzione dei dividendi futuri che l'azienda genererà. Quindi un indice di borsa, in quanto paniere ponderato delle principali aziende quotate in un dato mercato, sarà un indicatore diretto dello stato di salute delle aziende coinvolte e quindi dell'economia di quel paese per quanto riguarda le società in esso rappresentate di grandi dimensioni e presenti sui mercati europei ed internazionali.
Come è facile notare, togliendo l'effervescenza numerica della svalutazione della sterlina, il FTSE100 della LSE sta pagando caro in termini di dividendi futuri e quindi in termini di ricchezza futura generata l'effetto del voto rispetto all'andamento delle borse europee. In parole povere: i mercati prezzano un andamento futuro dell'economia britannica, per quanto attiene alle società che compongono il FTSE100, peggiore rispetto alla zona Euro.


Commenti
Posta un commento