Squilibri macroeconomici UE. Approfondimento.

Con il precedente post è stato proposto l'indice di equilibrio macroeconomico e sono stati presentati i dati per ciascun paese UE per gli anni 2009-2016.

Adesso ci accingiamo ad analizzare in maniera più approfondita una serie di aspetti che emergono dalla tabella.




Come è possibile notare, l'andamento dell'indice è differente per ciascuno dei cinque paesi considerati e che costituiscono le principali economie europee.


Dato che sono riportati in esso i livelli di stock di alcune variabili fondamentali rispetto alle soglie di equilibrio proposte dalla commissione UE e la media pluriennale delle variazioni di alcune grandezze flusso altrettanto rilevanti, il grafico costituisce una sorta di fotografia dello stato di salute dei paesi per ciascun anno secondo quanto considerato dalla commissione. L'indice è composto dalla media aritmetica di ciascun parametro, pertanto non è possibile analizzare approfonditamente ciascun paese. L'analisi puntuale è disponibile nei report che periodicamente vengono pubblicati.

È comunque possibile riscontrare l'andamento a grandi linee di ciascun paese. La Germania risulta la più vicina al punto di equilibrio richiesto in tutti gli anni considerati. Il paese che aderisce meno ai parametri è la Spagna per il 2016, mentre nel 2015 era l'Italia. È interessante notare come tutti i paesi si siano avvicinati all'equilibrio macroeconomico richiesto e pertanto il differenziale tra valore massimo e valore minimo per i paesi considerati si è ridotto fortemente.

Questo ci permette di concludere sinteticamente che la condizione economica è migliorata con uniformità. La crisi pare superata e si sono ridotte le asimmetrie con cui si caratterizzavano gli anni scorsi e che provocavano critiche di varia natura alla commissione ed alla struttura stessa della UE.

La stessa Italia che risultava in ritardo nel processo di risanamento, grazie ai dati positivi del 2016, soprattutto sugli indicatori riguardanti disoccupazione, tasso di attività e disoccupazione giovanile.

Per confermare quanto detto proponiamo questo secondo grafico: la distribuzione di media triennale dell'indice e relativa varianza dei 28 paesi UE.




In ascissa abbiamo il valore (tra 0 e 1) dell'indice, in ordinata la varianza impostata in senso inverso: più il valore è basso, più è in alto nel grafico, con un massimo pari a 0 nell'incrocio con l'ascissa. Questo permette di creare una "visione dinamica" per cui più ci spostiamo all'angolo in alto a destra del grafico e maggiore è l'avvicinamento al punto di equilibrio e minore la varianza dell'indice. Al contrario, qualsiasi punto che si avvicina verso l'angolo in alto a sinistra mostra un allontanamento dall'equilibrio ed una riduzione della varianza. La posizione in quell'angolo indica paesi in difficoltà e con scarso movimento dei dati, pertanto si tratterebbe di paesi in crisi e senza accenno di miglioramento. Qualsiasi posizione che risulti nella metà inferiore presenta invece un'alta varianza, associando questo dato con la media possiamo trovare paesi con forti variazioni dei dati ed un valore superiore oppure inferiore alla media, a seconda della posizione. In quest'area si trovano paesi che stanno modificando le loro condizioni, in positivo oppure in negativo.

Ho preso in considerazione gli ultimi 3 anni per cui i dati sono disponibili. E' evidente un aumento della media ed una riduzione della varianza, con alcune eccezioni nel 2016. 

Per quanto attiene questo specifico grafico ci sarà un ulteriore post che sarà utile ad approfondire il meccanismo di questa "visione dinamica" dell'equilibrio macroeconomico.

Commenti

Post più popolari