C'era una volta. E adesso non c'è più.




Quando si racconta una storia si parte sempre da un incipit di sicuro impatto. Semplice, efficace talvolta anche ad effetto. La storia infinita propone una vetrina bagnata da una pioggia, Altri propongono uno stupendo paesaggio, oppure una misera scena di paese. Dato che è impossibile paragonare questo scritto a quelli citati, andiamo direttamente al finale. Tutti i racconti citati finiscono bene, il nostro non è dato saperlo.

Il nostro racconto comincia con una lunga marcia che ci porta dal baratro dell'iperinflazione, del default sovrano all'ingresso nello SME e nella moneta unica europea.

Oggi una parte non indifferente della popolazione associa alla moneta unica qualsiasi disgrazia che capita a questo paese, come un "Re Mida" al contrario, ma all'epoca gli italiani salutarono con un sospiro di sollievo il rientro nel sistema monetario europeo.

Cosa ci aveva portato fuori dal sistema? Cosa metteva in crisi di default il paese? Ci sono tante risposte, ma alcuni grafici ci aiutano a capire quale è quella di questa pagina.

Dal 1963 l'Italia decide di fare deficit. Fatto mai accaduto nel dopoguerra. Visto che ci prende gusto, decide di continuare. La spesa pubblica aumenta più del PIL, così come lo stock di debito pubblico



La situazione è piacevole: spendi più di quello che incassi, concedi quote crescenti di spesa pubblica per il benessere (immediato..) della popolazione e dopo 30 anni ti ritrovi una spesa per interessi che sfiora il 12% del PIL, una spesa pubblica che raddoppia il suo peso e un debito pubblico che supera il 120%.

Nel frattempo la pressione fiscale segue il medesimo andamento crescente perchè a qualcosa servono gli economisti e la realtà non la puoi rifuggire. A maggiore spesa maggiori tasse. Arriviamo così alla stagione del 1992, la svalutazione, l'uscita dallo SME, l'arrivo di Carlo Azeglio Ciampi a Palazzo Chigi (con quel nome che fa tanto fine ottocento, ti viene in mente Cavour). La sterzata della spesa e degli interessi è a dir poco clamorosa. L'Italia si riforma, si corregge, rientra in carreggiata, ma a quel punto c'è una grande vittima.

Se da un lato finisce l'era dei Baby pensionati che fa tanto venire in mente da un lato Albero della cuccagna (oppure certe proposte politiche attuali), dall'altro abbiamo una grande vittima, la produttività. Ci ha lasciato in quegli anni e non ci ha più visitato.


Ora entreremo in un magico mondo in cui le cause diventano effetti e viceversa. La svalutazione del 1992 porta in auge un finanziere ungherese e un battello del regno unito 

Ancor più divertente è la correlazione tra inflazione e tasso di cambio. Non farò alcun riferimento a chi fa emergere questa correlazione e dove. Rimane il fatto che per qualche strano motivo le normali forze che regolano il cambio improvvisamente vengono ignorate per il rapporto lira-marco. Perchè la lira si svaluta nel 1992 e il differenziale di inflazione con la Germania, paese pivot dell'economia europea, non segue questo passo? Perchè aveva già fatto sentire i suoi effetti.



Il differenziale inflattivo era la causa dell'uscita dello SME, non la sua conseguenza. Il grafico in scala logaritmica riduce le tentazioni di correlazione compulsiva.

Eccoci arrivati al trionfo, siamo entrati nell'euro, la fiaba finisce bene e tutti vissero felici e contenti, giusto?

No, come ogni saga che si rispetti la fine di un ciclo ne presuppone un'altro. Ecco che il nostro paese, preso dall'euforia, da condizioni macroeconomiche europee e mondiali molto favorevoli decide che il mattone non cala mai e che, si dai, possiamo anche  godercela un po', votiamo personaggi iconografici e possiamo utilizzare qualche avventurosa idea di finanziamento della spesa pubblica.

La bilancia commerciale va in passivo, la spesa pubblica primaria aumenta dopo anni e anni di risanamento, le entrate fiscali latitano, il pil si ferma, ma i problemi sono ben altri e nessuno ci pensa più di tanto.

E' qui che inizia la più grande dissonanza e le cause iniziano pericolosamente a venire mischiate con gli effetti, nascoste, minimizzate. Parlare di tutto quello che accade sarebbe un'impresa titanica e non sarebbe possibile raggiungere una sintesi. Rimane il fatto che inizia a serpeggiare, in concomitanza con la recessione del 2007 un certo fastidio per la moneta unica. I nostri problemi si attorcigliano, si aggrovigliano, le conseguenze sociali diventano sempre più dure e con esse inizia questo coro. Gettare il bambino con l'acqua sporca non è corretto e pertanto saltiamo a piè pari nascita, genesi e sviluppo di questa tendenza. Improvvisamente le strade, i bar, i forum e le trasmissioni tv pullulano di macroeconomisti. Alcune affermazioni però possono essere serenamente smontate e con questo si chiude il racconto.

Perchè è stato necessario distruggere la domanda interna? Questo è quello che è accaduto agli stipendi pubblici




Questo è accaduto alla spesa pensionistica



Improvvisamente abbiamo deciso che dovevamo consumare di più. E qualcuno ha dovuto farci tornare coi piedi per terra


Ma è proprio vero che l'Italia consuma poco? Secondo Eurostat e il suo Actual Individual Consumption non è affatto così.



Quindi l'impressione che l'Italia abbia bisogno di manovre fiscali espansive per "far ripartire i consumi" che tutti hanno non è supportata dai dati. Un quarto del PIL è dato da stipendi pubblici e pensioni. I dati mostrano che sono sopra le medie. Il consumo indicato sinteticamente da Eurostat è sopra la media. Eppure c'è chi attribuisce a questo contesto macroeconomico la causa di tutti i mali e che serva aumentare la spesa pensionistica, distruggendo le riforme fatte, aumentare la spesa ed il numero di dipendenti pubblici per sostenere la domanda interna (di cui si attribuisce la riduzione al governo Monti).

E allora da dove viene questa impressione? Probabilmente da qui



E da qui proviene anche l'odio serpeggiante per le riforme del mercato del lavoro, fatte proprio per rispondere alla mancanza di produttività. Trovo difficile pensare che cancellarle migliori l'andamento della produttività. Anche qui ci fermiamo; il tema merita un altro tipo di approfondimento.

Un ultimo passaggio se lo merita uno specifico argomento: l'impossibilità di mantenere un cambio fisso con un paese produttivo come la Germania; il differenziale inflattivo che rende impossibile qualsiasi equilibrio senza l'azione (i soldi) tedesca.

Ecco cosa è accaduto ad HICP tra Italia e Germania dal 1999 al 2017. 


Il differnziale si riduce di anno in anno, anche a livello assoluto. Da dove nasce questo differenziale? Non resta che scorrere la pagina e tornare alla prima riga e domandarsi cosa fare domani. Nel frattempo chi è capace di raccontare le storie prende il centro della scena.


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